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18 marzo 2012
OLBIA-GALLURA, Meridiana fly, la società non paga gli arretrati del catering, la spesa la fanno i piloti al bar
da " Ilfattoquotidiano " on-line del 17 03 2012
di Costanza Bonacossa | 17 Marzo 2012
![meridiana-fly-rullo[1] meridiana-fly-rullo[1]](http://img4.fotoalbum.virgilio.it/v/www1-6/458/45842/418004/meridianaflyrullo1-vi.jpg)
Meridiana fly, la società non paga gli arretrati del catering,
la spesa la fanno i piloti al bar
Sindacati di base e gruppi di dipendenti denunciano una situazione di confusione manageriale dentro all'azienda: pranzi acquistati direttamente dal personale, turni di lavoro fino a 28 ore e mancanze importanti nella tutela della sicurezza. Ieri giornata di sciopero contro la gestione dell'amministratore delegato Giuseppe Gentile
![Self-catering-meridiana interna[1] Self-catering-meridiana interna[1]](http://img1.fotoalbum.virgilio.it/v/www1-2/458/45842/418004/Selfcateringmeridiana_interna1-vi.jpg)
Cavalcando l’onda delle polemiche sulla forma fisica imposta alle sue hostess, la compagnia aerea Meridiana fly lancia la campagna “taglia 42″: sconti del 42 per cento sulle rotte del network da aprile a luglio e da settembre ad ottobre. La dieta però sembra non riguardi solo le tariffe ma anche i servizi offerti a bordo rimasti orfani della LSG, la società di catering che, per continuare il servizio, chiede il pagamento degli arretrati. Così ai primi di marzo Meridiana ha inaugurato la filosofia del self catering. Per superare l’empasse e far partire i voli puntuali si fa la spesa necessaria a rifornire la cambusa. Dove? Nei bar dello scalo o all’autogrill. Qualche volta è il caposcalo dell’aeroporto armato di carrellino a occuparsi delle vivande, qualche altra è il comandante del volo a dover provvedere, con la carta di credito aziendale, ad acquistare il panino per il pasto frugale dell’equipaggio durante il volo.
La situazione è precipitata il 5 marzo scorso, quando la LSG ha bloccato improvvisamente i rifornimenti per Meridiana fly. Sul volo Verona-Tenerife si è corsi ai ripari andando ad acquistare al bar dello scalo pacchetti di crackers e barrette ai cereali destinate ai passeggeri. Più critica la situazione a Bergamo, sul volo che sarebbe dovuto partire alle 5.45 per affrontare 4 tratte: Bergamo-Marsa Alam-Hurghada-Bergamo -Malpensa. La Lsg si presenta con 12 bottiglie d’acqua e pochi salatini. Insufficienti a garantire il necessario per affrontare 12 ore di volo. La trattativa dura a lungo e alla fine l’Enac sblocca la situazione provvedendo a garantire l’allestimento del catering fra gli applausi dei passeggeri. L’aereo è riuscito a partire alle 9.30.
La gestione Gentile.
L’episodio è emblema – denunciano da più parti – di una situazione di grande confusione dell’attuale gestione aziendale nella mani dell’ex comandante Alitalia e proprietario di Air Italy, Giuseppe Gentile. Entrato come amministratore delegato della compagnia sarda a metà luglio del 2011, Gentilie ha subito annunciato un piano di tagli che, secondo le previsioni, avrebbe consentito alla compagnia di sopravvivere. Per salvare i posti di lavoro e risanare le perdite in bilancio Gentile ottiene il via libera delle sigle sindacali Cgil, Cisl e Uil Trasporti e delle associazioni professionali di Avia, Anpav e Ipa. Restano fuori dall’accordo Usb, con circa 400 assistenti di volo iscritti, Up e Apm che assieme contano oltre 170 tessere dei piloti. Non credono al piano Gentile e infatti oggi incrociano le braccia per 24 ore. Il personale navigante che ha deciso di non dare fiducia alla nuova gestione di Meridiana sciopera perché ha la percezione che non ci sia un piano industriale di risanamento serio e capace di traghettare l’azienda fuori dalle secche.
I corsi sospesi.
Le scelte fatte dall’attuale management sono curiose. Lo scorso dicembre l’azienda annuncia l’avvio dei corsi di conversione dagli Md 80 agli Airbus per i piloti di base in Sardegna, in vista del cambio della flotta da destinare ai collegamenti da e per l’Isola. Ma lunedì 12 marzo i corsi vengono improvvisamente interrotti lasciando a terra le speranze di sei equipaggi che con l’addestramento per gli Airbus avrebbero raggiunto un’opportunità in più per il loro futuro professionale. Un altro dietrofront arriva anche dal continente asiatico dove ai primi di marzo Meridiana fly aveva siglato un’intesa per l’affitto di tre Airbus con equipaggio alla neonata compagnia aerea mongola Chinggis Airways. Dopo due settimane l’accordo sfuma perché il prezzo chiesto da Meridiana è considerato troppo alto dagli operatori mongoli.
Tagli e fuori pista.
La cura dimagrante per salvare la compagnia tocca principalmente i dipendenti, ai quali è stato chiesto di accettare la cassintegrazione a rotazione e, con l’accordo firmato il 18 novembre scorso, la riduzione dello stipendio e un aumento della produttività che porta all’estremo il numero delle ore di volo da affrontare in servizio. Con il nuovo accordo – è la denuncia – i turni del personale navigante prevedono orari di servizio che superano le 28 ore consecutive, senza la possibilità di lavarsi, riposarsi, sedersi a un tavolo per un pasto. Alle estenuanti rotazioni si aggiunge l’aumento del rischio nei voli di trasferimento. Domenica scorsa un aerotaxi della compagnia Zan Air, incaricata di trasportare un equipaggio Meridiana da Mombasa a Zanzibar, è uscito fuori pista in fase di atterraggio a causa di una gomma scoppiata. I nove assistenti di volo e i due piloti a bordo non hanno riportato gravi conseguenze. Ma la paura è stata tanta, accompagnata dalla sensazione di non poter contare sull’elemento sicurezza sul lavoro. Una segnalazione sull’accaduto corredata da foto è arrivata anche sul tavolo del sostituto procuratore della Repubblica di Tempio Pausania, Riccardo Rossi.
Stipendi e dubbi.
Se i dipendenti tirano la cinghia non non sembra essere così ai piani alti della palazzina direzionale di Meridiana. La società contesta questa lettura, ma è un fatto che il 15 febbraio il consiglio d’amministrazione ha approvato l’aumento dei consiglieri da otto a dodici membri, con la possibilità futura di arrivare a tredici, e ha fissato in un milione e mezzo di euro lordi annui il compenso fisso complessivo massimo. Per nove mesi di esercizio, da febbraio a ottobre 2012, i consiglieri con delega avranno un tetto di 400 mila euro al compenso contro i 144mila annui percepiti in precedenza. Ora i dipendenti fanno appello al principale azionista, il principe Karim Aga Khan. Ad Aiglemont, residenza francese dell’Aga Khan, è arrivata un’accorata lettera in cui i dipendenti chiedono di essere ricevuti per discutere dell’operato dell’attuale dirigenza. Nella missiva vengono esposti i dubbi sulle scelte dei manager, ponendo l’accento sullo spostamento di attività di lungo raggio da Meridiana fly ad Air Italy e sul clima intimidatorio creato fra i lavoratori con il licenziamento di due comandanti e la sospensione di diversi equipaggi che si sono rifiutati di partire in situazioni al limite della sicurezza.
Costanza Bonacossa
| inviato da portocervo il 18/3/2012 alle 13:13 | |
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8 luglio 2011
ARZACHENA, Costa Smeralda: una fogna. Allarme liquami, 20 zone a rischio inquinamento
Arzachena.
La nuova stazione di pompaggio dei reflui è ancora fuori uso
Costa Smeralda: una fogna
Allarme liquami, 20 zone a rischio inquinamento
Venerdì 08 luglio 2011
La situazione di allarme ambientale scatena la polemica. I consiglieri di opposizione attaccano l'amministrazione: «La Giunta non ha fatto nulla per evitare questo danno».
Sole, mare limpido e puzza di fogna. Il peggior biglietto da visita per la Costa Smeralda, alle prese anche quest'anno con il problema dei liquami. Sono più di venti, tra Porto Cervo e le borgate circostanti, le aree ad alto rischio, dove le condotte fognarie oramai non reggono più. Una situazione da allarme rosso, che scatena subito la protesta dei consiglieri comunali di opposizione. «La fuoriuscita dei liquami fognari è un problema dannoso per l'ambiente e la nostra economia turistica - attacca il capogruppo di minoranza, Alberto Ragnedda - In tutto il territorio comunale ho contato venti punti in cui si rischia l'emergenza da un momento all'altro. Tutti in zone frequentate dai turisti: ad Arzachena e Cannigione, La Conia, Porto Cervo e Baja Sardinia».
LA SITUAZIONE Da anni la stazione di sollevamento, gestita da Abbanoa, va in tilt. E in più, gli addetti alla manutenzione di una ditta privata, hanno deciso di incrociare le braccia per non aver percepito lo stipendio. Anche l'amministrazione comunale ha sollecitato l'interessamento dell'Autorità d'ambito, dopo l'ennesimo guasto che pochi giorni fa ha mandato in tilt la stazione che raccoglie i liquami che arrivano da La Conia. Sollecitazioni a parte, nelle borgate smeraldine la puzza di fogna è un incubo quotidiano. «Anche se l'ente gestore è Abbanoa - commenta il consigliere di opposizione - l'amministrazione comunale aveva il dovere di vigilare sui lavori per la realizzazione del nuovo impianto di sollevamento a Cannigione. È costato 400mila euro, ma ancora non funziona. Il paradiso dei bagnanti e dei vacanzieri è minato dall'esplosione continua delle fogne. Al contrario di quanto promesso dal sindaco il problema è irrisolto».
LA POLEMICA L'alibi di Abbanoa per Alberto Ragnedda non salva l'immagine del territorio e non evita il danno ambientale. Inevitabile la polemica politica. «La maggioranza, che ormai non è più tale, non è più in condizioni di programmare e pianificare il futuro del comune di Arzachena - rincara la dose Alberto Ragnedda - Per quanto riguarda i gruppi che compongono il nostro grande progetto politico è venuto il momento di pensare al futuro del territorio, includendo quanta più gente possibile: gruppi, associazioni e partiti con la sola condizione che abbiano la volontà di cambiare il modello politico ed amministrativo del paese».
I DANNI AL TURISMO Ragnedda ricorda come la comunità abbia superato con coraggio i momenti difficili e come stia affrontando l'attuale crisi del settore turistico e il calo delle presenze: «Ma non possiamo continuare a trascurare il decoro, il rispetto e la tutela dell'ambiente. Anche la raccolta dei rifiuti crea un danno di immagine, che si aggrava di anno in anno. I cassonetti non vengono neppure lavati, tanto meno disinfettati».
Walkiria Baldinelli
| inviato da portocervo il 8/7/2011 alle 18:8 | |
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22 aprile 2011
PORTO CERVO, OLBIA-TEMPIO, CARZEDDA PIETRO VITTORE noto PIETRO
CARO AMICO/A di " PORTO CERVO" AI TUOI
CONOSCENTI di OLBIA
FAI VOTARE PIETRO VITTORE CARZEDDA
noto PIETRO

| inviato da portocervo il 22/4/2011 alle 9:39 | |
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4 giugno 2010
PIETRO CARZEDDA CONSIGLIERE DELLA PROVINCIA OLBIA-TEMPIO RINGRAZIA
![ImageFromDB[2] ImageFromDB[2]](http://images3.fotoalbum.virgilio.it/v/www1-3/458/45842/418003/ImageFromDB2-vi.jpg)
Nell'impossibilità di farlo personalmente, ringrazio con tutto il cuore, quanti col proprio consenso ed altro sostegno, hanno contribuito sino ad ottenere uno straordinario successo che mi ha collocato fra i più votati, alla elezione di consigliere Provinciale. Ringrazio anche chi non ha potuto per aver fatto scelte diverse perché Pietro Carzedda è il Consigliere Provinciale di tutti i cittadini indistintamente. Un augurio speciale sento di rivolgerlo al nuovo consiglio della Provincia OLBIA-TEMPIO e al Presidente FEDELE SANCIU che sarà in grado sicuramente, di tracciare una linea netta con il passato.
Sinceramente.
PIETRO CARZEDDA
| inviato da portocervo il 4/6/2010 alle 6:45 | |
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6 maggio 2010
OLBIA-TEMPIO,PROVINCIA - PIETRO CARZEDDA CANDIDATO

| inviato da portocervo il 6/5/2010 alle 19:16 | |
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23 marzo 2010
OLBIA-TEMPIO, PROVINCIA GALLURA Arrigo Filigheddu resta a capo dell’Unione Ordini forensi sardi
| da La Nuova Sardegna MARTEDÌ, 23 MARZO 2010
L’avvocato olbiese confermato per il prossimo biennio
Arrigo Filigheddu resta a capo dell’Unione Ordini forensi sardi
TEMPIO. È ancora un avvocato gallurese il presidente dell’Unione regionale degli Ordini forensi della Sardegna. Si tratta di Arrigo Filigheddu, noto legale con studio ad Olbia, riconfermato tra l’altro presidente dell’Ordine degli avvocati del foro di Tempio nel corso delle elezioni svoltesi appena qualche settimana fa.
La sua riconferma, per acclamazione, si è avuta qualche giorno fa nel Palazzo di Giustizia di Nuoro, città che è stata scelta come dislocazione baricentrica rispetto alle sedi di altri ordini, tribunali e uffici giudiziari dell’isola. Arrigo Filigheddu resterà quindi in carica ancora per il biennio 2010-2011 e avrà come vice i colleghi avvocati Ettore Atzori di Cagliari e Gavino Arru di Sassari, come segretario Mario Pilia di Lanusei e tesoriere Giammario Lisca di Tempio.
Nello stesso tempo l’avvocato Filigheddu continua ad esser membro di una commissione interna all’Ordine forense nazionale, creata ultimamente per studiare la riforma della professione in funzione soprattutto del suo rinnovamento, della sua riconfigurazione in un un tipo di società mutata rispetto al passato e quindi dei modi di accesso.
Quest’ultimo ruolo rappresenta un impegno che lo porta ad avere contatti con qualificati colleghi di ogni ogni parte d’Italia, con naturali ricadute positive nell’esercizio della funzione di presidente dell’ordine degli avvocati a livello sia locale che regionale. (t.b.)
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17 gennaio 2010
ANTONIO DI PIETRO IDV, DAL GIALLO DELLA LAUREA ALL'INGRESSO IN MAGISTRATURA, DAL VIAGGIO ALLA SEYCHELLES FINO AL FRETTOLOSO ADDIO ALLA TOGA
GONG! SALE SUL RING LA SEMPITERNA ITALIETTA DEI MISTERI INCROCIATI - ALLA FURIBONDA ARRABBIATURA DI ANTONIO DI PIETRO PER IL DOSSIER CHE (SECONDO QUANTO DA LUI STESSO RIVELATO) LO VORREBBE COLLEGARE ALL’UNIVERSO DEI SERVIZI SEGRETI ITALIANI E AMERICANI, MAFIA USA COMPRESA, "IL GIORNALE" DI FELTRUSCONI RISPONDE CON UNA BIOGRAFIA DEVASTANTE DI MISTERI E ALLUSIONI: DAL GIALLO DELLA LAUREA ALL'INGRESSO IN MAGISTRATURA, DAL VIAGGIO ALLA SEYCHELLES FINO AL FRETTOLOSO ADDIO ALLA TOGA
Se si vuole capire davvero la furibonda arrabbiatura di Antonio Di Pietro per il dossier che (secondo quanto da lui stesso rivelato) lo vorrebbe collegare all'universo dei servizi segreti, bisogna andare indietro di dieci anni e più. All'ultimo periodo italiano di Bettino Craxi, e poi al lungo crepuscolo ad Hammamet. È in quel periodo che il leader socialista rende sempre più esplicita la sua convinzione, maturata fin dagli esordi di Mani Pulite e poi rafforzatasi strada facendo: quella che l'origine dei suoi guai giudiziari stia da qualche parte nella nebulosa dei servizi segreti, e più direttamente nella frangia della nostra intelligence di obbedienza americana
berlusconi-dipietro vittorio feltri gnam
La convinzione che Mani Pulite fosse stata - se non progettata - comunque oliata ed agevolata da Oltreoceano, da quella parte di establishment Usa deciso a chiudere i conti con l'anomalia italiana, con l'Andreotti del dialogo con gli arabi, con il Craxi dell'affronto di Sigonella.Questa convinzione - ribadita implicitamente pochi giorni fa da Rino Formica, ex ministro socialista - passava necessariamente per una rivisitazione del personaggio Di Pietro. Non c'erano solo le Mercedes, i prestiti, le piccole magagne per cui Di Pietro verrà processato e assolto. C'erano dubbi ben più corposi, e che comportavano una rilettura integrale della biografia del magistrato milanese: una carriera solo in apparenza naif, e in realtà compiuta sotto l'egida degli apparati occulti dello Stato, di qua e di là dall'Atlantico. È una ipotesi che, oggi come allora, Di Pietro considera una calunnia senza capo né coda. E fornisce risposte - a volte precise, a volte meno - sui misteri, veri o presunti, della sua storia personale. Eccone una sintesi.
IL RIENTRO IN ITALIA
Secondo le biografie autorizzate, Di Pietro emigra in Baviera nel 1971, a ventun anni, e rientra in Italia due anni dopo. Colpo di scena. Viene assunto dall'Aeronautica militare, e assegnato alla struttura che si occupa di controllare la sicurezza delle forniture ad alta tecnologia bellica delle nostre industrie. È una mansione da sempre svolta in parallelo con un reparto apposito del Sismi, l'Antiproliferazione.
di pietro Enzo lo giudice
E comunque chi vi lavora deve godere di un lasciapassare di sicurezza che in quegli anni viene rilasciato proprio dagli 007. Come fa Di Pietro a ottenere immediatamente il nulla osta? La versione di Tonino è semplice: ho fatto un concorso come impiegato civile, l'ho vinto e sono entrato all'Aeronautica.
LA LAUREA
Il 19 luglio 1978 Di Pietro si laurea in Giurisprudenza alla Statale di Milano. Nel giro di trentuno mesi ha sostenuto ventidue esami, a un ritmo forsennato. Un esame che terrorizza tutti gli studenti di legge, «Istituzioni di diritto privato», lo sostiene e lo passa dopo appena un mese dall'esame precedente.
Si laurea con una tesi in Diritto costituzionale, voto 108/110. «Lavoravo di giorno e studiavo di notte», è sempre stata la versione di Di Pietro: e d'altronde la sua incredibile capacità di lavoro è nota. Ma una serie di stranezze rafforzano i dubbi di chi ipotizza che il suo percorso accademico sia stato accompagnato da segnalazioni e raccomandazioni. Un appunto del centro Sisde di Milano sostiene che Di Pietro in quegli anni era in contatto con un diplomatico Usa in servizio nel nord Italia, e con una associazione vicina alla Cia. In una indagine riservata dei carabinieri dell'Anticrimine milanese si legge che il giorno in cui risulta avere sostenuto un esame, in realtà Di Pietro era fuori città: ma sono illazioni che resteranno prive di riscontro.
Come pure i sospetti sul ruolo di Agostino Ruju, avvocato, legato ai nostri servizi segreti, che alla Statale fa l'assistente di Diritto costituzionale quando Di Pietro si laurea proprio in quella materia. A indicare Ruju come uomo dell'intelligence sarà Roberto Arlati, uno dei collaboratori più stretti del generale Dalla Chiesa. Peraltro sia Ruju che Arlati verranno arrestati da Di Pietro nel corso di Mani Pulite.
AL FIANCO DI DALLA CHIESA?
In una intervista a Paolo Guzzanti, la madre di Emanuela Setti Carraro racconta che Di Pietro lavorava agli ordini di suo suocero, il generale Dalla Chiesa, nella lotta al terrorismo. Non indica date precise, ma l'episodio dovrebbe essere precedente al 1980, quando Dalla Chiesa viene trasferito al comando della divisione Pastrengo: all'epoca, dunque, Di Pietro è ufficialmente ancora un dipendente civile dell'Aeronautica.
L'INGRESSO IN MAGISTRATURA
Sul concorso con cui, due anni dopo la laurea, Di Pietro entra in polizia non ci sono ombre. Nei dossier craxiani ce ne sono invece, e corpose, sul modo in cui nel 1981 il commissario diventa magistrato, superando al primo colpo un concorso famoso per la sua asprezza. Ai giudici della commissione d'esame resta impressa una certa rozzezza espositiva del candidato. A presiedere la commissione c'è il giudice Corrado Carnevale che più tardi racconterà di essersi fatto commuovere dal curriculum dell'ex emigrante.
Ma ancora più inconsueto è quanto accade tre anni dopo, quando il consiglio giudiziario di Brescia valuta l'«uditorato» (cioè l'apprendistato) di Di Pietro. È un giudizio molto severo, che conclude per l'inadeguatezza di Di Pietro a diventare magistrato. Ma il Csm ribalta tutto e promuove l'uditore Di Pietro. Tra i membri del Csm c'è allora Ombretta Fumagalli Carulli, una deputata Dc in ottimi rapporti con gli Usa, che diventerà uno dei primi fan delle indagini anti-corruzione a Milano. Ma Di Pietro ha dalla sua una dichiarazione al Csm del procuratore capo di Bergamo, Cannizzo, che appena un anno dopo cambia radicalmente il giudizio su di lui, aprendogli la strada al trasferimento alla Procura di Milano.
IL VIAGGIO ALLE SEYCHELLES
È l'episodio più surreale, quello dove è più difficile collocare le tessere in un mosaico sensato. Ruota intorno a Francesco Pazienza, un faccendiere dai mille contatti, iscritto alla loggia P2, bene introdotto negli ambienti dei nostri servizi segreti. Nel 1984 Pazienza viene accusato di avere creato, insieme ad alcuni boss dell'intelligence, una sorta di servizio segreto parallelo, viene colpito da mandato di cattura e si rifugia alle Seychelles.
Craxi, che allora è presidente del Consiglio, gli scatena contro il Sismi. Mentre i servizi cercano inutilmente di afferrarlo, alle Seychelles sbarca Di Pietro, sostituto procuratore a Bergamo, ufficialmente in viaggio di piacere. Di Pietro si mette sulla tracce di Pazienza, all'insaputa dei suoi capi. In una dichiarazione riportata dal giornalista Filippo Facci, l'allora capo del Sismi Fulvio Martini ipotizza che «Di Pietro lavorasse anche per il ministero degli Interni e avesse mantenuto legami con il precedente mestiere».
IL VIAGGIO IN AMERICA
Nel 1985 Di Pietro arriva a Milano, in Procura. Inizia a scavare sul ma rcio nella pubblica amministrazione partendo dal caso delle «patenti facili». Tra la fine del 1991 e l'inizio del 1992, con la testimonianza di Luca Magni e l'arresto di Mario Chiesa, dà il via all'operazione Mani Pulite. Nel giro di poche settimane viene sollevato il coperchio sulla inverosimile commistione tra business e politica che si è impadronito dell'ex «capitale morale». Tutta l'Italia tifa per Di Pietro. Ma a ottobre, nel pieno del tourbillon dell'inchiesta, il pm sparisce improvvisamente da Milano e vola negli Stati Uniti. Non si sa bene cosa faccia. Di certo partecipa all'interrogatorio di un imprenditore italiano, tale Grassetto. Poi svanisce, i cronisti italiani gli danno la caccia tra New York, Los Angeles, la Pennsylvania. Sui giornali si parla di una traccia che metterebbe in collegamento le indagini di Mani Pulite con i fondi americani di Cosa Nostra: non se ne saprà mai più nulla.
Il figlio di Di Pietro
Di Pietro fa una sola dichiarazione: «Siamo qui per alcuni incontri con giuristi e agenti dell' Fbi che ci devono spiegare come si fanno qui in America certe indagini». Ma si dice che venga ospitato anche da quelli della Kroll, la superagenzia di investigazioni private che da sempre lavora anche per l'intelligence a stelle e strisce.
DIMISSIONI DALLA MAGISTRATURA
Qui i servizi segreti non c'entrano, ma siamo comunque nella categoria del «giallo». Il 6 dicembre '94, dopo avere concluso la sua requisitoria nel processo Enimont, Di Pietro si toglie la toga e comunica al procuratore Borrelli la sua decisione di lasciare la magistratura. Nei giorni precedenti appariva provato psicologicamente, c'è chi racconta di averlo visto scoppiare a piangere all'improvviso, senza motivo, in ufficio. La spiegazione di Di Pietro è: sapevo che stavo per venire incriminato, dimettendomi ho evitato che a venire travolta fosse l'intera inchiesta e contemporaneamente ho potuto difendermi con maggiore libertà. I fatti gli daranno ragione, verrà assolto e Mani Pulite andrà avanti (anche se per poco). Eppure sono in diversi a pensare che anche la storia di quell'addio sia, in tutto o in parte, ancora da scrivere.
[16-01-2010]
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9 ottobre 2009
PORTO CERVO, ALBERGO A ORE (CONTATE)
da dagospia.com
ALBERGO A ORE (CONTATE) – LA CATENA HILTON SOTTO ACCUSA: SPIATA LA RIVALE STARWOOD – L’ACCUSA DEI CONCORRENTI IN MANO A UN GRAN GIURÌ: RUBATI MIGLIAIA DI DOCUMENTI SEGRETI – L'HOTEL DEL PRIVATE EQUITY BLACKSTONE RISCHIA GROSSO, HA UN DEBITO DI 20 MLD $...
Daniela Roveda per "Il Sole 24 Ore"
Giallo nel mondo degli alberghi di lusso: la catena Hilton Worldwide rischia l'incriminazione un evento raro e potenzialmente fatale nel mondo del business americano - per avere rubato dei documenti segreti alla rivale Starwood Hotels & Resorts, proprietaria degli Sheraton. Un gran giurì sta valutando proprio in questi giorni i risultati di un'inchiesta del ministero della Giustizia durata sei mesi che potrebbe sfociare nell'incriminazione della società e anche di alcuni suoi dirigenti.
HOTEL HILTON DI ROMA
Tutto è iniziato nel giugno dell'anno scorso quando la Hilton, acquistata nel luglio 2007 dal gruppo di private equity Blackstone Group, «rubò» alla Starwood due manager-chiave, Ross Klein e Amar Lalvani. I due dirigenti sono stati accusati l'aprile scorso di avere portato con sè 100.000 documenti elettronici, spediti un po' alla volta via mail al proprio indirizzo di posta elettronica. I documenti delineavano la strategia della Starwood per lanciare una nuova catena di alberghi di lusso, un rapporto corredato da studi demografici e analisi di diversi mercati in varie parti del mondo.
HOTEL HILTON AEREOPORTO
Per la Starwood si tratta del «caso più lapalissiano di spionaggio industriale». La Hilton ha risposto che l'accusa è senza fondamento, ma la società ha allo stesso tempo deciso di sospendere il responsabile della divisione "Global development and real estate" Steven Goldman, il dirigente che aveva assunto Klein e Lalvani. Da quando è partita l'inchiesta del ministero della Giustizia, la Hilton ha licenziato o sospeso 30 dei suoi dirigenti.
y Hilton Taba
Sotto la proprietà del Blackstone Group, la Hilton aveva deciso di entrare nel segmento degli hotel di lusso nel tentativo di imitare il successo degli alberghi "W" della Starwood. La Starwood, proprietaria degli Sheraton, dei Meridien Hotel, degli Hotel Westin e St Regis e degli hotel della Compagnia Italiana Grandi Alberghi, gestisce questi "boutique hotels" in diverse città americane, ma anche a Hong Kong, Istanbul, Londra, Barcellona, Doha, Maldive, Montreal, Santiago del Cile, Seul, San Pietroburgo e Porto Rico.
logo
L'ingresso in un settore alberghiero più profittevole fa parte della strategia del Blackstone Group volta a valorizzare il megainvestimento nella Hilton Hotels, acquistata in un leveraged buyout per 26 miliardi di dollari nel luglio 2007, proprio alla vigilia del collasso di Wall Street e della recessione.
Quello nella Hilton è stato anche il primo grosso investimento della società di private equity prima del suo debutto in Borsa nel giugno 2007. Oggi questa catena di 3.400 hotel in 34 paesi sta soffrendo non solo per gli effetti negativi della recessione, ma anche per il peso di un indebitamento da 20 miliardi di dollari contratto dal Blackstone Group per portare a termine il buyout.
Starwood
La spada di Damocle dell'incriminazione pesa quindi sul futuro della Hilton. Il verdetto del gran giurì è previsto nei prossimi due mesi, ma anche se la commissione dovesse determinare l'esistenza di prove sufficienti per l'incriminazione, la decisione di proseguire con un'azione penale spetterà alla procura distrettuale di New York. Molti legali credono che la procura cercherà di evitare un'azione estrema.
I tribunali americani hanno infatti usato molta cautela negli ultimi anni nell'avviare azioni penali contro aziende. Nel 2002 l'incriminazione della società di revisione dei conti Arthur Andersen, condannata in primo grado per la complicità nella frode perpetrata alla Enron Corporation, sfociò nella dichiarazione di fallimento e nella sua liquidazione. La sentenza fu annullata successivamente dalla Corte Suprema, troppo tardi per salvarla.
[08-10-2009]
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| inviato da portocervo il 9/10/2009 alle 6:3 | |
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1 agosto 2009
OLBIA,GALLURA, Giulia Maria Crespi: «Sul piano casa fate un passo indietro»
| da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 31 LUGLIO 2009
Presidente del Fondo ambiente
Chi è la signora dell’ecologia
Giulia Maria Mozzoni Crespi, erede di una dinastia di imprenditori tessili, tra gli ultimi esponenti della grande borghesia lombarda, prima di dedicarsi all’ambiente fu ai vertice del Corriere della Sera quindi del gruppo l’Espresso. Nel ’75 dà vita al Fai, il Fondo per l’ambiente italiano, che da allora presiede. E’ sostenitrice dell’agricoltura biodinamica, coltivazioni basate sul recupero e senza chimica, sperimentata in Lombardia quindi nella zona di Palau, dove da molto tempo ha una casa.
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| da La Nuova Sardegna VENERDÌ, 31 LUGLIO 2009
Giulia Maria Crespi: «Sul piano casa fate un passo indietro»
La politica ambientale di Soru e quella di Cappellacci «L’isola si può salvare ma bisogna tornare alle regole»
Occorre puntare su un turismo di qualità e disciplinato, sui prodotti tipici e sulle primizie, su artigianato, zootecnia e agricoltura Non è il mattone la soluzione alla crisi
![nuova310709[2] nuova310709[2]](http://images5.fotoalbum.virgilio.it/v/www1-5/458/45842/387170/nuova3107092-vi.jpg)
di Antonello Palmas
PALAU. «Sono in Sardegna da 50 anni e l’amo un po’ come se fosse la mia terra. Ne ho vissuto tutti i passaggi. Quel che sarebbe importante è mantenere per le future generazioni un patrimonio che altri vogliono distruggere». E’ la premessa di Giulia Maria Crespi, presidente del Fai, nella sua casa di Palau prima di una lunga chiaccherata che verte attorno ai problemi di un’isola che ha adottato e che l’ha adottata.
- Signora Crespi, non ha mai nascosto di apprezzare la politica ambientale di Soru.
«Trovo che Soru avesse fatto delle norme che proteggevano l’isola dalle mire dei palazzinari. La verità è che chi vuole speculare in Sardegna sono i continentali. Sulla pelle di chi ci abita».
- I sardi stanno cedendo alle lusinghe dei cementificatori?
«Mi sembra che il territorio sia in mano agli speculatori, guardate cosa vogliono fare in Costa Smeralda, Ma non mi pare che ci siano troppi proprietari sardi. Certo l’isola è molto poco aiutata. Ad esempio: un mio vicino agricoltore in primavera ha visto andare in malora i suoi campi perchè mancava l’acqua. Eppure il Liscia è pieno, ma mi dicono che non è stata prevista l’irrigazione per le coltivazioni sulle riva del fiume, come altrove. Eppure ci sono i rondò con l’erbetta inaffiata e le ville con le piscine piene».
- Soru cercò di cambiare le regole: Cappellacci le sembra altrettanto riguardoso delle esigenze ambientali?
«Le regole davano fastidio a molti. Col progetto della nuova Giunta aumentano le volumetrie sino al 20%, anche in sopralevazione; +30% con la riqualificazione dell’immobile; entro i 300 metri dal mare si può costruire il 10% in più. Si può avere il 30% in più per abbattimento e ricostruzione, il 40% per abbattimento entro i 300 metri con trasferimento di cubatura in lotti compatibili previe delibere comunali e cessione dell’area. E dove mettiamo l’autocertificazione dei costruttori? Basta la firma di un professionista qualunque».
- Se Soru difendeva l’isola, perchè l’hanno bocciato?
«Non sono una politica per dirlo. Forse ci sono stati errori nella comunicazione. Il fatto è che la gente pensa solo all’immediato e non pensa al domani. Ma il domani arriva. Quando sarà troppo tardi ci si renderà conto dei disastri compiuti. L’errore che si fa è pensare che a quest’isola occorra il turismo di massa. Ma non porterebbe soldi per davvero».
- E cosa serve, allora?
«Un turismo di qualità, un turismo disciplinato, rispetto per i piani paesistici».
- Che suggerimento darebbe a chi sta per approvare il Piano casa sardo?
«Di fare un passo indietro. Di ripensare. Di non avallare l’autocertificazione. Di aiutare piuttosto l’agricoltura, la zootecnia; di favorire e aiutare i prodotti tipici locali, l’artigianato, di promozionarli».
- Lei che in Sardegna è di casa, può dirci se e come l’ha vista cambiare?
«Certo che l’ho vista cambiare. Terribilmente in peggio. Ho visto troppe costruzioni, brutture di ogni tipo. La conseguenza è che anche il turismo negli ultimi anni non va poi così bene. La Sardegna ha un patrimonio di siti antichi non valorizzati, anche quelli nuragici e prenuragici. Tutto questo non fa molto bene. La ripresa in grande stile della piaga degli incendi contribuisce a peggiorare le cose: un incendiario io lo metterei in cella per anni, ci sono stati morti e danni enormi ma tutti se ne infischiano. La proposta dell’ergastolo? Lo sostengo da anni. Perchè questi fenomeni prima non si verificavano?»
- Che interessi ci sono dietro questi fatti?
«Ci sono in mezzo un po’ di vendette, un po’ di speculazioni e un po’ di “divertimento”. Ci vorrebbero delle leggi speciali, con una notevole rivalutazione del ruolo della Forestale. I ritardi nell’arrivo degli aerei e elicotteri da cosa dipendono? Le disfunzioni nell’apparato di intervento sono state tantissime».
- Signora Crespi, sta facendo un quadro poco rassicurante. La Sardegna ha parte del territorio intatto, si può ancora salvare?
«La Sardegna è talmente bella, talmente straordinaria, che in molti punti si può ancora salvare. Ma occorre cancellare la mentalità per cui io vendo mio figlio per fare cassa. È una delle regioni che ha recepito nella maniera peggiore il Piano casa nazionale, perchè? Stanno svendendo la Sardegna facendo credere che in questo modo si incentiva la ripresa. Aver dato alle regioni la possibilità di darsi ciascuna le sue regole è come dividere l’Italia in pillole, per dirla con Einaudi. Una cosa triste, L’Italia è una sola, con bellissime specificità. Occorrono regole unitarie: piani paesistici, piani regolatori, puc».
- Il mattone come unica soluzione alla crisi?
«Certo qualche soldo in più entrerà. Ma a che prezzo? No, non c’è solo il mattone. Non ci si occupa delle campagne, si potrebbe puntare sulle primizie e non viene fatto. Invece si combinano un sacco di stupidaggini, costruendo nelle zone fluviali, deviando le acque, così da provocare disastri come le alluvioni di qualche mese fa».
- Si rende conto che parlare di ambiente non è molto di moda. C’è la crisi...
«Infatti un’ambientalista come me è considerata una specie di cretina. Ma di questi cretini al mondo ce ne sono sempre di più. E vedremo cosa succederà se si permette la distruzione. La distruzione significa che una cosa è distrutta e basta. Ma i cementificatori saranno felici. E’ come un padre che rende la figlia puttana per fare soldi. Vabbene che le puttane ultimamente sono piuttosto in voga... Come dire: piacciono».
- Berlusconi e la crisi?
«Preferisco non parlare di politica».
- Un bene il G8 spostato all’Aquila? Lei se lo sarebbe ritrovato a domicilio.
«A Palau sono arrabbiati per questo. Probabilmente è un’occasione persa. A La Maddalena sono stati spesi dei soldi per dei lavori, spero che ora non distruggano anche l’arcipelago con la scusa di rilanciare l’economia. Ma le economie sono tante, c’è ad esempio quella dei pescatori che sono sempre meno, hanno sempre meno pesce, e devono fare i conti con l’inquinamento».
- A proposito di inquinamento, la chimica sarda rischia di chiudere.
«Se parliamo di Porto Torres, ci sarebbe da rilevare che la chimica ha distrutto una zona stupenda da sfruttare per il turismo. Però c’è il problema dei tanti disoccupati. Occorre programmare una riconversione, riportare la gente nelle campagne. Invece chi lavora nei campi è considerato di seconda categoria. E’ un lavoro duro che ha una resa limitata. Ma qui in Sardegna ci sono prodotti straordinari, primizie, prosciutti, formaggi, ricotte, miele. Non rendono come un condominio. Ma attenzione, molte case cominciano a essere vuote. Guardiamo cosa succede in Spagna, in che stato si è ridotta con tutti i suoi vani sfitti. Ma i palazzinari, loro sì, possono sorridere».
- Vuol dire che l’isola rischia di fare lo stesso?
«Dipende da chi Cappellacci vuole accontentare. Io mi limito a osservare. Il Piano proposto mi spaventa molto. Occorre tornare alle vie legali. Invece cosa si fa? Si educa il cittadino all’immoralità. Chi segue la prassi regolare è un imbecille. Ma la società è anche piena di gente onesta. Qui ne conosco tanta ed è per questo che l’amo questo posto. Come se nelle mie vene scorresse quel sangue sardo che invece non ho».
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| inviato da portocervo il 1/8/2009 alle 2:42 | |
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20 luglio 2009
PORTO CERVO, MA AL BILLIONAIRE LA SPIAGGIA COSTA 250 €...
da dagospia.com
DALLE BASI AMERICANE A BRIATORE: IN SARDEGNA NON C’è PACE – CASO “RUBACUORI”: Ieri la pineta era un intreccio di lecci, mirto, ginepro, lentischio e rosmarino, oggi è un BAGNO da 250 € a giornata – IL Rubacuori è il gemello day del Billionaire…
1 - MA AL BILLIONAIRE LA SPIAGGIA COSTA 250 €...
Elio Pirari per La Stampa"
"Hanno interpretato male l'ordinanza comunale". Parola di Fabrizio Azara, esponente di opposizione del comune di Arzachena. L'ordinanza dell'inverno scorso prevedeva la pulitura di un sottobosco. Il dettaglio è che oggi sottobosco, bosco incluso, non ci sono più. La Lista civica guidata da Piero Filigheddu, eletto a giugno 2008, «E' orientata a centro-destra», fa sapere il senatore Baffigo. Contro il tank di Filigheddu marcia un drappello di ex Dc, An e persino un uomo dell'Idv.
BARBARA MONTEREALE CON BRIATORE
Fabrizio Pirina, carpentiere, guida la marcia contro «l'espansionismo del Rubacuori». C'erano una volta le basi americane, oggi c'è Briatore, ergo Pirina parte per la guerra, l'indipendentismo passa anche da qui: Briatore vuole privatizzare pineta, collina, spiaggia. Lo scorso inverno quelli della Forestale ginepri e lecci li avrebbero fatti a pezzi con la motosega.
Pirina & C andranno a sbattere contro un muro ma qualche ragione ce l'hanno. Ieri la pineta era un intreccio anarchico di lecci, mirto, ginepro, lentischio e rosmarino, sterrati che scendono a mare inseguendo le invenzioni del vento, oggi è un plastico Zen da - dicono - 250 euro a giornata, un'eccitata esplosione di gazebo arabeggianti, nuvole di barbecue, sdraio condominiali, tavoli di caucciù, via vai di manager in slip.
Che favoleggiano di asset, investimenti, fatturati. Di chi? Dove?, Quali? Angurie e sardine tradotte in ostriche e champagne. E l'indotto del Rubacuori non è una medicina per chi vive ad Arzachena.
Briatore e Emilio Gede
Nel 2007 il Centro servizi Capriccioli era gestito da una cooperativa locale, poi sfrattata per morosità. La gara d'appalto pubblico è della primavera del 2008. Il Comune fissa l'offerta in 35 mila euro, concorrono sette società. All'apertura delle buste Briatore brucia tutti scucendo 76 mila euro. Si aggiudica bando e gestione per 5 anni.
Da quel giorno il bar si trasforma in reparto-restaurant, sfilate e cocktail-party. Nasce il Rubacuori, il caso è risolto. Anche se la Giunta invita il gestore all'osservanza di alcune regole: fino alle 20, come da listino consumi comunale, un caffè non potrà costare più di 1 euro e 50. Il consiglio è di avere al polso un orologio funzionante.
Mitica l'ouverture dell'agosto 2008, banderillas, souvenir, la Gregoraci, un puzzle di Usmanov e Abramovich di terza e quarta generazione, qualche bomber, assessori emergenti, videostar. Ouverture degenerata in rissa per un paio di gommoni che sembrano aerei da guerra e inchiodano sul bagnasciuga a motore acceso.
Dopo un breve ma incandescente dibattito i locali decidono di respingere gli stranieri a suon di gavettoni. Una delle prime vittime è Emilio Fede. E la biondina vestita alla marinara, molto simile al Tadzio viscontiano, che gli sbarella al fianco.
2 - RITROVO DI VIP...
Da "La Stampa" - Il Rubacuori è il gemello day del più famoso Billionaire night, che dalla collina di Pantoggia domina Porto Cervo e il golfo del Pevero. Briatore ne ha fatto un ritrovo per i proprietari (e i loro ospiti) dei grandi yacht all'ancora fra la spiaggia di Liscia Ruja e Cala di Volpe: ristorante circondato da tende bianche, tettoie e «mura» di canne, tappeti rossi, atmosfera esotica, ragazze vestite di giallo.
[17-07-2009]
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nota:
I Sardi sono molto incazzati." Vero! Briatore? Vero! Fede, fido ? "
| inviato da portocervo il 20/7/2009 alle 7:34 | |
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